Comincio da me

Ho accettato l'idea che in me c'era confusione, ma che potevo considerarla come la nebbia che limita la visuale, che ti invita alla prudenza nel muoverti, ti sollecita a fare attenzione, a fermarti se necessario, e se sbaglio strada perché mi disoriento, mi ricordo che la nebbia è uno stato transitorio e che io ho solo da migliorare le mie abilità; conta il progresso ed il distacco emotivo; mi ricordo che nulla è insuperabile, che l'equilibrio è nelle 24 ore e che il Gruppo è per me una sorgente ove accolgo, a volte a gocce, a volte a sorsate, il Programma che mi rigenera.
Per me, dire Dio, significa rivolgermi a Chi ha creato l'universo, significa ricordarmi che non mi sono fatta da me, che sono una creatura, una foglia nell'albero della vita dell'umanità, quando l'ho accettato come vero per me, la preghiera del VII° Passo mi è nata spontanea ed ho cominciato ad avere l'esperienza del distacco emotivo, ho cominciato a sentirmi. Ho percepito il disagio che provavo quando dicevo la preghiera del Padre Nostro; le parole. "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori",  suscitavano  in  me  un senso  di stonatura,  la recita  del "mea culpa", nella messa domenicale, non riusciva a condurmi né alla preghiera, né alla meditazione, mi rinviava invece ad un esercizio di volontà, di controllo, di potere, in fondo, mi dava una sensazione di onnipotenza  quando  agivo  senza tenere in alcun conto le emozioni, e di conseguenza, non potevo accettare che la frustrazione nascesse dal mio agire; ora so che invece di rispettarmi, di ascoltarmi, di amarmi io mi usavo, non ero in rapporto con me stessa, ma con una qualche specie di ideale.  Il mio fare ammenda ha  voluto dire imparare a dare un nome alle mie emozioni, riconoscerle come guida per sapere chi sono adesso e accettarmi, ho ricevuto  da questo una grazia. Ho perso i sensi di colpa, ho perso la capacità di coltivare risentimenti e rancori senza neanche rendermene conto; adesso so quanto mi arrabbio anche se non riesco sempre ad esprimermi. Ho imparato che le mie emozioni mi dicono come io guardo il mondo, le situazioni, le relazioni, ho imparato ad ascoltarmi, ad avere una  relazione amichevole ed affettuosa con me stessa. Oggi posso dire che non mi sento più una creatura sbagliata, con un difetto di fabbrica o di crescita causato da altri, oggi ho recuperato il senso di uguaglianza tra le persone perché, io ho, ognuno ha, tutto ciò che serve per progredire nella crescita, nell'autoeducazione, nella guarigione delle ferite (Progresso non Perfezione). Ma io non posso forzare i tempi del mio autoapprendimento. Lo ricordo quando non riuscivo ad imparare dall'esperienza, quando dicevo che non riuscivo a correggermi. Oggi mi accorgo quanto è diverso dirmi che imparo con i miei tempi, a seconda delle esperienza che mi permetto di fare, sto finalmente riconoscendo sempre più spesso quando sono  giudicante, come se io fossi Dio. Ora so che l'impotenza del Primo Passo riguarda tutte le relazioni e gli impulsi che mi muovono, adesso posso dirlo perché quando percepisco l'impulso, lo riconosco, so dargli un nome. Quando non riesco ad occuparmi di qualcosa che mi riguarda, mi interesso degli altri "ipotetici bisogni,  concrete intrusioni, colpevoli ingenuità", ed in questo modo mi metto nelle situazioni in cui i miei Si interiori diventano in realtà dei NO, e viceversa.
I bisogni degli altri diventano priorità rispetto ai miei quando e perché i miei non li riconosco e lascio quindi attivo ciò che muove il mio malessere in tutte le relazioni, cioè il mio non esserci con la mia verità, con i miei bisogni. Adesso ho imparato che amarmi significa prendermi cura di me, adesso so che il mio malessere è un efficace ed attendibile indicatore di   atteggiamenti e comportamenti di dipendenza e che il Programma dei Dodici Passi mi offre la possibilità di dirmi, fin dove riesco, quale è la mia verità ossia, ciò che ho da imparare dalle persone; è stato questo per me, il distacco emotivo di base. E' successo che una mattina mi sono svegliata ringraziando Dio di avere avuto quei genitori, quella famiglia, quei maestri, nella mia testa c'erano proprio quelle parole ! Ho vissuto questo come una perdita dei rancori e dell'odio verso di loro. E' stato un regalo che mi hanno fatto il VII°, VIII° e IX° Passo del Programma di CoDA, l'ho vissuto nei sentimenti di fondo come perdita dei sensi di colpa; insomma, è come se mi fossi svegliata con occhi nuovi. Ho fiducia di avere incominciato ad imparare la compassione e quindi di poter lasciar andare i miei difetti di carattere. Adesso so che come io mi relaziono, come io mi tratto, così mi relaziono e tratto gli altri.  

 

Anonima