Cosa è CoDA per me

La frequentazione dei gruppi e il lavoro sul Programma, con l'aiuto del mio Sponsor, mi hanno dato quella speranza nella vita che non provavo più da tanto tempo. I problemi li affronto in modo diverso e con l'aiuto del mio Potere Superiore, come io lo posso concepire mi sento libera di fare le mie scelte, finalmente sapendo che ho la possibilità di scegliere.

 

Avevo lasciato il Programma dei Dodici Passi e delle Dodici Tradizioni per seguire un percorso "più spirituale" perché non avevo trovato ancora il mio Potere Superiore. Dopo otto anni di quel cammino arrivai al ricovero psichiatrico e dopo un eccesso di sentimenti d'amore verso Dio e di sentimenti d'odio verso i miei familiari caddi nella depressione più nera e nel rifiuto di credere in qualsiasi cosa di "spirituale". Per questa ragione cercai di fare tante cose che mi rendevano sempre più depressa e immeritevole di gioia perché: non riuscivo a "credere" o anche a "non credere" facevano gli altri, continuavo ad essere nel Limbo del non essere un qualcosa o qualcuno. La terapia psichiatrica non dava nessun miglioramento e gli psicofarmaci mi facevano star male, ogni mattina mi svegliavo con la nausea e la paura di affrontare la giornata. Le terapie con vari psichiatri e più profondamente quelle durante il ricovero mi fecero rendere conto del mio passato e dei traumi subiti nell'infanzia. Sono figlia di un padre alcolista che ha avuto problemi con la legge a causa del suo comportamento sessuale e del suo rifiuto dell'autorità. Ho dovuto difendermi dalle sue "attenzioni speciali" per me. Con uno dei miei fratelli ho avuto rapporti incestuosi. Con mia sorella minore ho avuto un atteggiamento iperprotettivo che mi ha portato ad un rapporto di conflitto e di sfida con lei.

 

Mia madre la sentivo come una persona da difendere e incapace di proteggermi dagli attacchi violenti di mio padre. Per me era distante, non era la madre che volevo e le sono stata sempre vicina perché la sentivo debole, vittima/complice di mio padre e incompresa dalla sua famiglia. Mio fratello maggiore era per me incontattabile. Sicuro di se e sempre pronto a contrastare mio padre, ma non mi comprendeva, mi prendeva in giro da piccola perché ero una "femminuccia".

Così ho sempre cercato di essere all'altezza dei miei fratelli e ho rifiutato la mia femminilità sostituendola con la responsabilità, per la mia famiglia dato che ritenevo i miei fratelli egoisti e simili a mio padre.

 

Sono cresciuta con una montagna di sensi di colpa cominciando dal rapporto con mio fratello che quando crebbe diventò tossicodipendente e credevo che questo dipendesse dalla confessione fatta a mia madre della nostra relazione. La convinzione che tutto ciò dipendeva da me è dimostrato dal fatto che da piccola non dormivo mai in macchina perché credevo che chiudendo gli occhi mio padre avrebbe avuto un incidente. Dovevo sempre stare all'erta perché non si sapeva mai quando sarebbe scoppiata la tragedia, dovevo essere pronta a porvi rimedio.

Ricordo che avevo paura della cena di Natale quando tutti si riunivano, se scoppiava una lite io ero lì a cercare dì mettere pace, facevo il clown o andavo a cercare le ragioni dell'uno o dell'altro oppure parlavo d'amore e di fratellanza come mi avevano insegnato a catechismo, ma in realtà non trovavo riscontro nella mia famiglia. Nell'adolescenza cominciai ad innamorarmi dei ragazzi che dimostravano solamente di essersi resi conto della mia esistenza, ma durò poco, il mio primo, primissimo, "fidanzatino" uscì con un'altra e mi sentii tradita e credo che da allora rifiutai la possibilità che qualcuno potesse amarmi.

 

Da allora quando qualcuno mi corteggiava lo evitavo e magari gli facevo notare che c'era una mia amica più carina e più brava di me che magari lui non aveva notato. Mi sono innamorata di mio marito perché aveva degli alti ideali e voleva cambiare il mondo come me. Tradita due volte: una perché fu assunto in banca e la seconda perché lo trovai "abbracciato" alla mia migliore amica. Il matrimonio durò altri due anni e poi finì per la mia inguaribile depressione. Avevo 28 anni e la disperazione davanti a me. Cominciai a lavorare molto ed ad andare dalla prima psichiatra senza che la mia angoscia se ne andasse.

 

Le mie relazioni avevano un filo conduttore o mi tradivano o li tradivo io. Da quando ho cominciato il lavoro sui Dodici Passi in CoDA la fiducia in una vita migliore mi ha trovato disponibile ad intraprendere questa nuova avventura senza avere paura del domani.

 

Ho un compagno affettuoso e sincero da tre anni e sto ritrovando la serenità di una vita condivisa con rispetto reciproco. Sto scoprendo che la quotidianità senza eccessi si può, vivere. Il lavoro sta ridimensionandosi nei miei valori personali con la sua giusta importanza senza ossessioni e ansie continue.

 

Ringrazio di aver vissuto la mia vita e di essere riuscita ad avere il coraggio di uscire di casa per andare quella "prima volta" in CoDA, ora so che tutto ciò, che ho vissuto fa parte di me e mi può essere utile per non commettere gli stessi errori e per lavorare "un giorno alla volta" al mio miglioramento e sentirmi persona tra le persone.

 

Co-dipendente Anonima

 

Post scriptum

   Dopo il mio divorzio cominciai a lavorare senza darmi orari e non dicendo mai di no, dovevo dimostrare che ero capace di farcela sempre, tralasciando i miei impegni personali e isolandomi sempre di più.

   Ho sempre avuto paura della gente, se qualcuno si interessava a me pensavo che ci dovesse essere sempre un suo rendiconto personale, non mi fidavo di nessuno. Avevo sempre la sensazione di essere usata. Anche nelle più rosee amicizie non riuscivo ad essere serena perché magari non mi sentivo all'altezza o pensavo di non essere quello che gli amici vedevano in me... Se mi facevano dei regali mi sentivo sempre in colpa perché non credevo di meritarli. Ho avuto sempre la sensazione di essere dietro una maschera, gli altri non si rendevano conto di come io fossi realmente.

   Sto scoprendo un nuovo modo di vedermi e sentirmi, sto accettando il mio modo di essere perché ora comincio a capire quale è.

   La realtà di non essere l'unica ad avere dei problemi con la famiglia e con la depressione mi fa sentire parte del mondo non più sola ed emarginata.