Decimo Passo

A me il Decimo Passo piace. Mi fa sentire al sicuro. Sicura che ovunque, in qualsiasi momento, ho uno strumento per andare a guardare cosa sta andando bene e cosa deve essere ancora migliorato.
L'abitudine di fare l'inventario della giornata o delle ultime giornate, di andare a rivedere un episodio accaduto, è nata in maniera spontanea, senza che me ne accorgessi, e questo è successo perché grazie a Dio sto sempre meglio e stare male non mi sembra più normale o inevitabile.
Allora torno indietro al momento o alla situazione che mi ha causato malessere, la rivivo, la ricordo, e dopo un po capisco perché, dove, e quando mi sono fatta di nuovo male. Ora ci riesco bene e lo faccio senza fatica, man mano giudicandomi sempre meno e spero sempre più amorevolmente.

 

È un anno che frequento i gruppi CoDA e questo è il mio primo Raduno.
Applicando il Decimo Passo imparo a leggere le vicende della vita in modo nuovo. I miei comportamenti codipendenti prendono sempre il sopravvento, ma io sto imparando a rallentare, cerco di guardare la situazione chiaramente per poi agire. Il Decimo Passo è uno strumento per vedere la mia parte in ogni situazione, Faccio inventario quando ho problemi di relazioni in qualsiasi campo, cerco di vedere la mia parte per non salire sulla solita giostra. Fatta la mia parte, mi affido al potere superiore perché io non so qual è il mio bene. Continuo ogni volta a fare inventario di tutto ciò che mi mette in difficoltà perché il programma mi insegna che posso scegliere l'armonia e l'amore e non più la malattia. In questo modo ogni situazione diventa per me un'opportunità anziché una sfida, mi dà la possibilità di scegliere reazioni sane piuttosto che comportamenti codipendenti, tanta pace e serenità da questo passo che mi fa continuare a lavorare su me stessa.

 

Una scoperta, per me, capire che posso ammettere degli errori senza sentirmi sbagliata. Il Decimo Passo mi alleggerisce, evita che un granellino di sabbia si accumuli e diventi una montagna; ammettere un errore prima che mi ritrovi, più o meno inconsapevolmente, a compierne altri, mi facilita la vita.
Mi permette di vuotare il vaso prima che sia colmo e trabocchi, creando distanze insuperabili con chi ho ferito. Ma mi aiuta anche a fare selezione nelle mie relazioni: quando chiedo scusa, con il cuore, talvolta osservo chi si erge a giudice e non perdona qualcosa che egli stesso magari ha fatto a sua volta, chi non mostra accettazione e comprensione, chi spietatamente sentenzia, pensando di essere perfetto dall'alto della sua intransigenza. E penso che se non è amorevole e non mi accoglie, pure nei miei limiti che per prima riconosco di avere, forse è perché non accoglie per primo le sue imperfezioni. Ma non tocca a me fargliele notare. Il mio compito è solo quello di recuperare con fatti concreti i torti inflitti; ma anche di non far più torto a me stessa esponendomi al processo di chi ha la condanna facile. Io non condanno più, né gli altri né tantomeno me stessa. Sbaglio, ma non sono sbagliata. Sono perfettamente conscia di essere imperfetta. Il decimo passo me lo ricorda ogni giorno, mi migliora nell'umiltà liberandomi del peso di dover essere infallibile.
Ama e fa ciò che vuoi dice Sant Agostino. Di certo i miei errori sono fatti con amore: con amore, li perdono. So che Dio lo fa, e se può lui che è perfetto può a maggior ragione farlo chi un Dio non è.

 Gruppo Coda di Pescara  Montesilvano