Diventare me stessa

Proprio in questi giorni ricorre il mio primo compleanno CoDA. Ho deciso di non festeggiarlo, e non ho capito neanche bene perché, ma in qualche modo gli sto rendendo omaggio scrivendo questa  testimonianza. Sono approdata ai gruppi, come succede a molti, in balia di una sofferenza che mi rattrappiva il cuore e lacerava il centro del mio essere, una sofferenza il cui spunto era un uomo ma la cui verità era il mio vuoto. Un vuoto  che  nel corso  di  questo  anno  sono  riuscita  ad accettare: è questa la vera rivoluzione in corso dentro di me. La pratica del magico Primo Passo. Per tanti anni, con l'aiuto di una lunga psicoanalisi, ho prima portato alla luce della consapevolezza, poi analizzato minuziosamente e infine compreso come meglio non  potevo il succo del mio dramma,  i motivi della mia sofferenza, il punto in cui sono nate e il modo in cui si sono sviluppate tutte le mie dinamiche relazionali malate e autodistruttive. Per dirla con una parola: codipendenti.
Ho ripreso contatto con l'abbandono di mio padre prima e di mia madre poi, ho visto e rivisto come in tutti gli uomini io abbia sempre cercato la restituzione di quello che credevo mi spettasse di diritto, l'amore incondizionato e sincero dei miei genitori. In tutti questi utilissimi anni di comprensione e duro lavoro su me stessa però non smettevo di soffrire, di sbagliare e di continuare ad essere schiava della cosiddetta "coazione a ripetere". Soprattutto non smettevo di fare una cosa di cui solo ora capisco la portata negativa e invalidante: non smettevo di giudicarmi. Anzi, più capivo i miei perché più mi davo addosso per non riuscire a cambiare, mi dicevo: "adesso hai capito tutto, che vuoi di più, basta, sforzati e fai delle cose diverse". Tentavo in tutti i modi possibili di controllare con la razionalità quanto di più irrazionale possa esistere: una ferita emotiva, per lo più legata all'infanzia. E l'ovvio fallimento del mio tentativo mi gettava nello sconforto, nei sensi di colpa, nella convinzione di essere incapace, nella ostinazione a cercare delle soluzioni "mentali" al problema, nel non ascoltare il mio corpo che mandava segnali forti di malessere: attacchi di panico, tachicardie, gastriti, coliti, cistiti e quant'altro. Andavo avanti con la teoria ma  mi  sentivo  prigioniera  dell'impossibilità  di  cambiare  la  mia  realtà pratica di bambina ferita e terrorizzata.
Poi sono arrivata a Coda, devastata dall'ennesima relazione con uno dei vari "ologrammi" di mio padre, cioè un uomo che non capivo neanche quanto fosse adatto a me, ma che avevo iniziato a volere disperatamente nel momento esatto in cui avevo capito che a qualche livello mi si negava. La mia concentrazione e le mie energie erano totalmente assorbite dal cercare di risolvere il SUO problema di apparente anaffettività, dal sentirmi di nuovo vittima di un rifiuto e meritevole di tutta la compassione di questo mondo perché "non ce la farò mai a venirne fuori, non sono capace", era il ritornello con cui mi martoriavo. Difficile spiegare in che modo stia cambiando il mio sguardo sulla vita attraverso i gruppi, posso intanto dire che sono riuscita a  chiudere quella relazione non appena mi sono accettata nella sofferenza sospendendo l'impietoso giudizio su di me e la colpevolizzazione, non appena ho guardato con occhi pieni di tenerezza e non più di rabbia quella bambina ferita, che seduta in un cantuccio piangeva spaventata e con un urlo silenzioso chiedeva amore. Ma voleva il MIO amore prima di tutto! Questa è una delle cose che ho capito grazie a CoDA, devo diventare io un "genitore amorevole di me stessa", nessuno ha il dovere né tantomeno il potere di guarire le mie ferite, solo io posso farlo. Nelle nostre riunioni mi sono commossa più e più volte nel vedere persone con il doppio della mia età e dei miei problemi rimboccarsi le maniche e ammettere tutte le responsabilità nei loro drammi personali. Le ho guardate mentre smettevano di autocommiserarsi e con santa pazienza iniziavano a "pulire la loro parte di marciapiede" con un sorriso che gradualmente gli colorava il volto, le ho viste imparare a liberarsi dalla rabbia, ad apprezzare tutte le sfumature piccole della vita, a ringraziare per aver ricevuto delle battaglie da affrontare e a chiedere aiuto ad un Potere Superiore per riuscire a diventare esseri umani migliori. Racconto questo perché il confronto con i miei "compagni di viaggio" e le sensazioni che provo nell'ascoltare le testimonianze e nell'identificarmi con gli altri mi è utilissimo per il recupero, come mi è utilissimo aver capito che se voglio davvero cambiare devo continuare ad accettarmi, apprendere ad essere onesta prima di tutto con me stessa e incamminarmi verso una forma di fede. Questo è un nodo assai problematico per me che sono sempre stata atea e che sento per molti versi "compromessa" la capacità di fidarmi e affidarmi a chiunque, ma lentamente inizio a fare "come se" un Potere Superiore realmente esistesse: recito delle preghiere, cerco di sentirmi parte di qualcosa di più grande, provo ad affidare le mie ansie a "lui". E mi sento comunque meglio. CoDA mi sta aiutando anche a lasciar andare il controllo, strumento con cui ho sempre creduto illusoriamente di tenere in pugno la mia vita, ora ho davvero capito che da me dipende solo una  piccola  parte  degli eventi che mi accadono. Grazie a CoDA, poi, sono senza una relazione da sei mesi e mi sento bene, perché sto imparando a prendermi cura di me, sto scoprendo finalmente chi sono, cosa voglio e cosa sento. Tutto ciò non significa che oggi sono diventata un'altra, perché è difficilissimo disimparare i comportamenti di un'esistenza intera, ma adesso percepisco che dentro di me c'è tutto quello di cui ho bisogno, e anche se non sempre riesco a contattare le mie risorse, anche se il percorso sarà lungo, finalmente so di essere sulla strada giusta per fare ciò che io ritengo l'unico senso della vita: diventare me stessa.

 

Alice