L'amore è un'altra cosa

Nell'estate 2006, una donna che frequentava un gruppo Coda, conosciuta in vacanza, sentendo i racconti delle mie sfortunate relazioni con gli uomini, mi informò dell'esistenza del gruppo nella mia città. Mi sono avvicinata al gruppo con titubanza ma ben presto mi sono riconosciuta in molti comportamenti codipendenti elencati nella letteratura e nelle storie dei compagni di percorso.
Vivevo da tre anni una relazione con un uomo che condivideva con me solo qualche ritaglio di tempo; ero per lui solo uno svago, ma io mi ostinavo a fare di tutto per mantenere la relazione che non aveva futuro, pensando di non poterne fare a meno; ero convinta che la vita non avrebbe avuto senso senza di lui, che un giorno sarebbe cambiato... Era lo stesso copione di tante altre relazioni precedenti.
Fin dall'adolescenza avevo una grande insoddisfazione dentro, una ribellione verso la famiglia, apparentemente ingiustificata in quanto la mia era una famiglia del tutto normale, tanto da spingermi ad andarmene di casa appena raggiunta la maggior età per sentirmi libera. La mia immaturità e l'ingenuità, così pensavo, non mi permettevano di vivere questa agognata libertà, ho avuto varie esperienze relazionali di sofferenza e non ero in grado di affrontare e gestirmi la vita da sola. Prendevo a modello persone da imitare, che ritenevo migliori di me e alle quali delegavo le decisioni riguardanti la mia vita. Ad un certo momento i miei punti di riferimento crollarono e mi ritrovai sola in preda al panico e ad un esaurimento che mi costrinse a ritornare in famiglia per farmi aiutare dai miei genitori che, solo più tardi, mi resi conto, mi accolsero senza mai farmi pesare nulla e quello era il modo per dimostrarmi il loro affetto. Ma non bastò a guarirmi da un modo sbagliato, ormai radicato in me, di stabilire relazioni fallimentari che abbassavano la mia autostima e accrescevano il mio senso di inferiorità. Il denominatore comune, negli uomini che incontravo, era quello di sentirmi dire, dopo poco tempo dallinizio della relazione, la stessa musica: Sei una donna interessante, con molte qualità, mi dispiace non sono innamorato di te. Mi crollava il mondo addosso e scattavano i meccanismi della compiacenza, della manipolazione per cercare di mantenere il legame fino all'esasperazione e alla perdita di tutte le mie energie. Si rafforzava la convinzione che ci fosse qualcosa di sbagliato in me. Ignoravo che esistesse una malattia che si chiama codipendenza e dalla quale si può guarire.
Quando ho iniziato a frequentare il Gruppo Coda di Treviso, ho continuato a perpetuare i miei atteggiamenti distruttivi ma sempre con maggiore consapevolezza ho capito che come li avevo imparati potevo anche disimpararli e cominciare a vivere relazioni sane.
E' stato necessario del tempo ma a piccoli passi e, grazie all'aiuto del gruppo e dello sponsor, ho imparato a valorizzare tutte quelle esperienze e momenti della mia vita che pur sbagliando sono serviti alla mia crescita e maturazione e che per tanti anni avevo rimosso o che comunque rifiutavo. Ho imparato ad accettarmi per quella che sono.
Dopo un lungo tira e molla, ho trovato il coraggio di tagliare definitivamente la relazione malata con l'uomo che frequentavo da diversi anni ma che ogni tanto si faceva vivo per mantenere un'amicizia, così diceva lui, in realtà era solo un modo per alimentare le mie speranze mantenermi legata. Con molto dolore ho iniziato a ricostruire la mia vita, da sola, a trovare la forza dentro di me, a non cedere più all'impulso di elemosinare un po di affetto, a non perdere più la mia dignità. Non mi sento più inadeguata, agli occhi del mondo, anche se non sono in coppia.
Il Gruppo e soprattutto lo sponsor sono stati importantissimi punti di riferimento, sempre disponibili, nel sostenermi nei momenti delicatissimi di questo cambiamento. La cosa molto importante è di essermi sempre sentita libera all'interno del gruppo e mai giudicata. Spesso le testimonianze all'interno del gruppo servono ad evocare situazioni analoghe da me vissute e dimenticate e mi danno lo spunto per trovare le soluzioni.
Sono ancora una persona fragile, ma sto imparando a volermi bene ad accrescere la mia autostima, a prendere le mie decisioni. I riscontri li ho tutti i giorni nelle persone che mi accettano e mi apprezzano. Prima di frequentare il gruppo vedevo il mondo in bianco o nero, ora vedo anche i colori, le sfumature. Pensavo che la felicità si esprimesse solo attraverso grandi emozioni, adesso ho imparato a gioire anche delle piccole cose.
Quello che io chiamavo amore era solo una ossessione, una dipendenza.
L'amore è un'altra cosa, è quello che sto provando da due mesi andando tutti i giorni al capezzale di mio padre, che soffre sul letto di un grigio ospedale e gli sto vicino con tanto amore e dedizione. Gioisco quando mio padre sta un po meglio e sto recuperando l'affetto e la tenerezza che avevo perso. In questi momenti credo proprio in un Potere Superiore che mi da la forza ed il coraggio per affrontare tutte le situazioni che un tempo mi sembrava impossibile potessero accadere a me.
L'affetto e l'amore di un compagno è altra cosa, mi manca, ma non in modo ossessivo come prima, la vita continua e non posso pensare che sia qualcun altro a salvarmi, solo io lo posso fare. La strada da percorrere è ancora lunga ma con l'aiuto del nostro Programma sono fiduciosa di trovare le risorse per non ricadere in vecchi schemi di comportamento e per allenarmi a imparare io per prima ad amarmi.
Ringrazio tutte le persone che ho avuto modo di incontrare in questo mio percorso perché sicuramente ognuna di loro contribuisce al mio benessere.

 

Anonima dal gruppo Aurora di Treviso