Perché ho bisogno di questo gruppo

Io ho bisogno del gruppo e del programma CoDA con tutti gli strumenti di recupero che offre. Per me le relazioni affettive con l'altro sesso sono sempre state fonte di sofferenza. Ho iniziato a soffrire nell'adolescenza, quando ho cominciato ad innamorarmi. Essere innamorata era da me vissuto come una colpa, qualcosa da nascondere. Se mi guardo indietro (IV passo) rivedo un susseguirsi di relazioni distruttive, tutte uguali. Cambiano le persone, ma non il mio modo di relazionarmi. Mi sono sempre innamorata di persone emotivamente non disponibili, che per varie ragioni non mi ricambiavano. E io, per non sentire l'atroce sofferenza del rifiuto, impiegavo tutte le mie energie per trasformarle, far si che si innamorassero perdutamente di me. Anche io, intimamente ero (e in parte sono) profondamente convinta di non essere degna del loro amore. Quelle relazioni erano tutto per me, non mi importava nulla di altri aspetti della mia vita. Solo se fossi stata amata (come volevo io) la mia vita avrebbe acquistato un significato ed un valore. Sono sopravvissuta per tutti questi anni sentendomi sempre disperata, incompleta, tra ossessioni, rabbia, controllo, negazione, euforia. Ad un certo punto, quasi per caso, ho saputo che il mio modo di relazionarmi con gli uomini è una vera e propria malattia progressiva. La co-dipendenza. Ho trovato il programma, il gruppo. Per me è vitale affidarmi a questi strumenti perché sono gli unici che mi permettono di non essere controllata completamente dalla mia natura co-dipendente. Da sola non ce la posso fare, con la mia volontà malata neppure, io ora mi sento vicina agli altri, condivido le loro esperienze che mi aiutano a crescere. Ho cominciato a prendermi cura di me, indipendentemente da quello che una persona fa o non fa. Cerco di frequentare le riunioni e di dare il mio contributo, di ascoltare, di leggere la letteratura. Ci sono giorni in cui riesco a sentirmi serena, altri in cui le 24 ore sono difficilissime per ricadute nei vecchi schemi distruttivi. Certo è che non soffro più come prima, senza alcuna speranza in un'alternativa. Ho trovato una strada insieme ad amici simili a me, che mi capiscono e mi accettano così come sono. Il mio processo di recupero è iniziato.

 

Ilaria